prologo

giorno 29

mattina giorno 30

pomeriggio giorno 30

sera giorno 30

giorno 31

giorno 1° Febbraio

Com'è mia consuetudine mi alzo presto anche se l'appuntamento  per la colazione in sala è per le 8:30; ho così modo di vestirmi e ricomporre il bagaglio con la massima calma e... anche di accorgermi che mancano all'appello un sottocasco (poco male: ne ho un altro identico di scorta) ma soprattutto il paio di guanti "buoni" che mi sono indispensabili a quelle temperature. La sera precedente eravamo a -5°. Programmando il peggio ho subito pensato a quali accorgimenti avrei potuto prendere per continuare il viaggio con i guanti leggeri (ma pur sempre imbottiti).

Sceso in sala ho chiesto, immaginando di averli lasciati giù per la spossatezza della sera prima e la proprietaria della pensione ha risposto al mio traduttore che in albergo c'eravamo solo io e lui.... Ma in quel momento la cosa a cui pensare era la colazione e allora ho rimandato la soluzione del problema a pancia piena attaccando il buffet di pane, burro, affettati, l'immancabile nutella e le marmellatine (dolci scartati ma riposti prudenzialmente nella borsa da serbatoio...), succo d'arancia e soprattutto caffè. In tavola c'era poi anche un uovo sodo a testa oltre al latte che però non mi pare di aver neanche assaggiato.

Verso la fine del pasto notiamo una coppia che sbircia dalla strada verso l'interno della sala ed il tipo di Carpi, ormai di casa dopo dieci anni di frequentazione della struttura, si adopera subito per accogliere i nuovi potenziali clienti come se fosse lui il padrone. Ma non sono nuovi clienti: non appena apre la porta allo sconosciuto (ma che avevo notato la sera prima assieme alla compagna unici frequentatori della strada) egli fa: "C'è qui qualcuno che ha perso qualcosa?" - "Certo [rispondo io] un sottocasco ed un paio di guanti!" Ecco che fine avevano fatto: quando la sera prima ho spostato la moto a mano per ricoverarla in cortile, nella concitazione del momento (per non far indugiare al freddo il ragazzo che doveva spostare l'auto per farmi entrare), ho appoggiato la roba sulla sella e nel buio è immediatamente scivolata a terra; le uniche persone in giro di lì a poco sono state loro e l'hanno raccolta concludendo giustamente che potesse appartenere solo all'unico motociclista in giro a quell'ora! Anche i signori erano lì per il Treffen e riconoscerò lui in giro, salutandolo, durante la mia permanenza al kamp.

Sistemo tutto per il breve trasferimento in buca (ma la preparazione - considerate anche le basse temperature - è identica a quella necessaria per un viaggio più lungo) e parto finalmente alla volta del Treffen dopo aver regolato le spettanze ed aver salutato l'amico che rivedrò poco dopo al raduno. Una volta giù, scopro che il mio timore di arrivare in anticipo era ingiustificato, anzi il rischio era forse quello opposto cioè quello di non trovare una collocazione decente all'interno del perimetro! Subito dopo aver assolto al rituale del braccialetto che distingue gli "interni" e che sa tanto di lager all'acqua di rose entro e trovo con facilità l'amico di Carpi che mi presenta alcuni dei suoi vecchi amici che mi offrono gli ultimi metri quadri disponibili all'interno del perimetro da loro delimitato. Il modenese non passa inosservato, al pari dei suoi amici giunti in moto veste in modo eccentrico e riconoscibile: "normali" (ricordo che è giunto in auto) stivali e pantaloni in pelle nera da moto ma con su un incredibile cappotto di visone stretto da un cinturone ed in testa una sorta di colbacco da staffetta motociclistica russa! Chissà se nel suo campo di lavoro, che è la moda, sanno che a volte va in giro conciato così!? Comunque fa la sua parte nel contesto di varia umanità presente al Treffen.

M'impossesso dello spazio assegnatomi rammaricandomi del fatto che non riesco ad avvicinare la moto come vorrei e vado subito in cerca del fieno necessario ad isolare la tenda dal suolo.

Problema #1 (se scartiamo quello risolto dei guanti): sono finite le balle di fieno e sono costretto a contendermi gli scarti con due tipi dall'accento romanesco e sgarbati come può essere sgarbato (a volte) solo un motociclista romano... . Torno sul mio appezzamento con appena un po' di fieno tenuto assieme da una sagola che mi ero portato dietro, lo spargo (non troppo) nella zona dove prevedibilmente dovrò dormire e procedo al montaggio della tenda nuova e perciò mai collaudata.

Non incontro difficoltà di sorta anche grazie all'aiuto di uno dell'accampamento che poi non riconoscerò o non rivedrò più e scatto la prima foto del viaggio... anzi della permanenza, posizionandomi appena fuori dalla mia residenza. Sono le 12:33.

Al centro del soggetto seminascosta si può notare mia Yamaha XTE, scaricata e parcheggiata sul margine della stretta strada dove passeranno incrociandosi sidecar e moto cavalcati da gente ubriaca, quads dell'organizzazione, pale meccaniche (che nella stradina apparivano gigantesche) cariche di casse di birra ed una serie di altri veicoli tra i più improbabili che si possano immaginare: perfino un'umile ed ordinaria Volkswagen Golf che in una situazione nella quale l'eccezione era la norma, appariva veramente fuori contesto.

Il bidoncino nero ben visibile tra le moto era pieno di pieghevoli a soggetto religioso che inneggiavano alla salvazione o a qualcosa del genere ed erano "gestiti" da un pastore-motociclista che alloggiava presso la tenda visibile sulla sinistra. Declino gentilmente la sua offerta di salvazione, egli si ritira senza insistere e prima di tornare alla tenda appena montata vedo passare in giù balle di fieno nuove di zecca: qualcuno stanotte starà sicuramente più al caldo di me... .

pomeriggio del giorno 30