A volte anche i grandi sbagliano!

 

Che il parere di Corrado Maddii, già campione del mondo di motocross ed attuale team manager dello squadrone Suzuki, sia autorevole è fuori discussione ma è altrettanto vero che nessuno è portatore della verità assoluta.

Vorrei commentare infatti un suo punto di vista che mi è sembrato un po', quantomeno, diciamo, irrispettoso.

Nel corso di un intervista andata in onda pochi giorni fa in una tv privata gli è stato chiesto cosa ne pensasse del supermotard in quanto sport che, lo ricordiamo, ha da quest'anno un suo campionato del mondo.

Beh, il buon Corrado se ne è uscito con un commento che non mi è sembrato obbiettivo affermando che si tratta (per il momento?) di  una disciplina nella quale si riciclano i crossisti ed altri piloti non più competitivi e che non è quindi una specialità meritevole di attenzioni come per esempio il motocross (guarda caso), ecc!

 

Non sono d'accordo, per i seguenti motivi:

  • Che al motard ci si avvicinino di preferenza i crossisti è normale visto che almeno per il momento le moto, anche le migliori, non sono altro che delle derivate dal cross;

  • Un pilota che ha successo o concrete speranze in una determinata specialità e categoria ci pensa bene prima di cambiare;

  • Quanto sopra non significa automaticamente che chi non ha successo nello specifico non abbia qualità in assoluto o viceversa non è detto che un campionissimo possa competere in tutte le discipline, ne è piena la storia sportiva di flop clamorosi: la prima che mi viene in mente, chissà perché, è proprio la figuraccia (arrivò ultimo, mi pare) che fece un noto specialista della 250GP: 4 titoli mondiali vinti con indiscutibile talento (e tanta, tanta fortuna)  - adesso non mi viene il nome... - correndo, guarda un po' proprio con le motard al motorshow in una gara di non specialisti della disciplina.  Perché con gli specialisti, poi, non ci sarebbe stata storia, ovviamente.

  • Negli States da sempre il dirt track (di cui il supermotard non ne è altro che l'interpretazione francese) è tappa obbligata all'inizio di una carriera motociclistica ed anche alla fine in quanto è sempre stato d'uso, proprio come fanno da qualche anno al motorshow, far competere alla fine di ogni campionato tutti i migliori di ogni disciplina per assegnare il titolo di supercampione.

  • Solo a titolo di cronaca un certo Stephane Chambon, dopo aver vinto 5 titoli francesi di supermotard è stato capace di vincere quasi subito anche il titolo mondiale supersport, universalmente ritenuta una delle categorie più combattute in assoluto.

Alla luce di quanto sopra esposto credo, invece, che il motard sia proprio la disciplina del futuro in quanto estremamente spettacolare, fortemente formativa e abbastanza economica e popolare per il fatto che sia l'unica specialità che non necessita forzatamente di impianti appositi (anche se molti ci stanno già pensando) potendo effettuarsi le gare su circuiti improvvisati su piazzali, kartodromi e perfino su autodromi veri e propri.

Ricordiamoci che campioni del mondo del calibro di Kenny Roberts, Wayne Rainey, Eddy Lawson e tanti altri fino ad arrivare al nostro Valentino Rossi si sono sempre allenati col dirt. Il famoso Training Camp dello stesso "King" Kenny prevedeva diverse ore al giorno proprio a girare in un ovale di terra con delle modestissime XR100 ma con la ruota posteriore liscia.... 

Per contro, il motocross europeo non ha mai sfornato fenomeni velocistici con l'unica eccezione dello sfortunato Jean Michael Bayle e sarà sempre più difficile ora che col diffondersi delle gare indoor (e del free-style, sua conseguenza e degenerazione) le medie gara si sono abbassate dai 40-60Km/h del cross tradizionale, ai 25-40Km/h.  Difficile immaginare come disciplina formativa per un pilota uno sport sempre più simile al trial acrobatico.

Paso

 

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