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12 maggio 2005 |
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Ho sostenuto, in passato e anche su queste pagine, che di bande di motociclisti in Italia non ne sono mai esistite o almeno non nei termini mediaticamente accettati ad esempio nei pessimi polizieschi nazionali prodotti nei '70; sappiamo tutti che i "cattivi" sono soliti viaggiare per lo più in auto, molto spesso blindate e di colore scuro. L'eccezione che conferma questa tendenza è l'innegabile constatazione che i loro colleghi che amano viaggiare su due ruote lo fanno quasi esclusivamente a cavallo di veicoli stravolti e corrotti dalla loro funzione originaria (quella di trasportare un essere umano velocemente e comodamente) e cioè su custom e chopper. Guardandomi bene dal colpevolizzare una categoria di puri appassionati, anche se non propriamente definibili motociclisti, non posso fare a meno di sottolineare che, com'è vero che non tutti i musulmani sono terroristi ma tutti i terroristi sono per lo più musulmani, è vero anche che certamente non tutti i motociclisti sono dei delinquenti ma quelli di loro che lo sono, utilizzano per lo più assurdi chopper o demenziali custom, dimostrando , in fondo, di odiare (o temere?) l'essenza stessa della moto e del motociclismo. Questa distinzione, ad uso di chi lavora per mantenere l'ordine, è importantissima per evitare generalizzazioni come quella che portarono un carabiniere a mettermi le mani in tasca per perquisirmi solo perché, a bordo della mia VFR, transitavo sulla strada che porta anche ad una discoteca un sabato sera di una quindicina di anni fa. Quindi attenzione ed un appello ai giovani aspiranti emulatori di fenomeni che non hanno nulla a che vedere con la passionaccia nazionale: non fatevi influenzare, siate voi stessi e, se amate veramente la moto, trasformatela per aumentarne le prestazioni, invece che per diminuirle! Sicuramente, sodalizi sedicenti motociclistici ai cui vertici troviamo puri delinquenti sono continuamente rimpolpati da ignari ed onesti giovani bikers che, affascinati da look e trend suggeriti anche dai media, rischiano di trovarsi coinvolti in qualcosa che non immaginavano e non desideravano. E cercare di uscire da un'organizzazione criminale dopo aver "visto" è sempre pericoloso. E poi, perché ispirarsi a miti esteri quando abbondiamo di personaggi e Case che hanno fatto e fanno la storia del motociclismo e che il mondo ci invidia: da Nuvolari a Valentino Rossi, dalla Guzzi alla Ducati? Pensate, ad esempio, ai "poveri" motard d'oltralpe che per supportare la loro passione devono inventarsi le sfide sulle tangenziali o le contaminazioni di genere (supermotard) visto la scarsità di miti motociclistici nazionali! Paso |