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Delirio e decadenza della classe politica italiana Una delirante proposta giace in Parlamento tra i tanti disegni di legge in attesa di discussione. L'oggetto di tale proposta è il divieto di "manifestazioni sportive, rassegne, raduni e qualunque altra iniziativa di intrattenimento nei quali siano impiegati veicoli a motore su ruote, iscritti o meno nei pubblici registri, in grado di raggiungere una velocità superiore ai 200Km/h" Con buona pace per le gare di aeronautica, motonautica e motoslitte; tutti veicoli a motore che, come è noto, non utilizzano ruote. Ipotizzabile allora la costruzione di tribune riservate al pubblico pagante lungo i curvoni delle linee ferroviarie ad alta velocità, visto che non ci saranno più gare di velocità su ruote, se si tiene conto che già un qualsiasi 125GP supera allegramente i 200. A meno di non rispolverare la classe 50GP che, almeno per qualche anno, a 4 tempi e senza sovralimentazione, non dovrebbe essere in grado di superare tale limite. Sarà anche il giorno in cui, paradossalmente, vedremo nei musei veicoli più performanti e tecnologicamente più avanzati, di quelli in uso. Ciò giusto per sdrammatizzare, ma la situazione è seria: vogliono tarparci le ali. Non mi meraviglia che un simile disegno di legge sia stato proposto proprio da un Verde, si tratta dell'onorevole Pecoraro Scanio, politico peraltro ottimo e distintosi in più di un'occasione per il suo serio e consistente impegno nel portare avanti battaglie giuste e senza risvolti populisti. Con la caratteristica incompetenza e presupponenza dei Verdi, però, sta tentando di suggerire regole per un mondo che non conosce e non capisce. Il suo pensiero più pericoloso, dopo aver precisato che la sua proposta ha una valenza provocatoria per portare il problema in parlamento, e tratto da una intervista concessa a MOTOSPRINT pubblicata sul # 3/2003 a pag. 71, è: "Ciò a cui veramente puntiamo è una cultura del limite" !!! L'unico limite da porre con urgenza in Italia è quello che ponga un freno al circolo vizioso che porta i nostri politici a promulgare sempre più leggi e leggine necessarie solo a correggere il tiro di disposizioni preesistenti senza voler riconoscere gli errori di fondo causati da principi ispiratori sbagliati. La "cultura del limite" è quella che, da sempre, rema contro il progresso, e se l'umanità, che si distingue sopratutto per questo nel regno animale, è al punto dove si trova, ciò è dovuto proprio a questo grandioso istinto che ci spinge a superare i limiti piuttosto che a imporceli. Il limite, sopratutto per un appassionato di motorismo, è solo un riferimento, il muro da infrangere, la barriera da superare, la misura stessa, infine, del nostro livello di umanità, e nell'ultimo milione di anni le nostre menti migliori non hanno fatto altro che spostare più in là queste barriere, dimostratesi spesso solo culturali. L'imposizione di limiti per il progresso e la morale è necessaria solo alle dittature politiche e religiose per il mantenimento dello status quo; ma questa pratica si è sempre, storicamente, rivolta contro di loro perché il progresso non si può e non si deve fermare, a qualunque prezzo: è la quintessenza stessa dell'essere umano ed è l'unica cosa che dà un vero senso alla sua vita. Ogni limite che si impone, inoltre, non fa altro che creare nuove categorie di reati e quindi di fuorilegge, causando direttamente inutili costi economici, umani e sociali, e distraendo ulteriormente le forze dell'ordine dai loro compiti importanti. Gli attacchi alla velocità sono sempre più ricorrenti: sintomo di paure ataviche non ancora superate, quelle che ci portavano a temere l'animale predatore e il barbaro conquistatore che giungeva, veloce e inaspettato, a cavallo. Non prendendo, come ho già precisato, in considerazione limiti per le attività motoristiche che non si svolgono su ruote mostrano addirittura di temere inconsciamente il simbolo di progresso per eccellenza: la ruota. Ma qualcuno di loro ha mai riflettuto sul fatto che la velocità è nella nostra impostazione mentale sinonimo stesso della vita? Quale animale vi sembra più pieno di vita: la lumaca od il ghepardo? E quale uomo vi sembra più vivo di uno che corre i 100m in 9"98? Una delle caratteristiche della morte, infatti, è l'assenza di movimento. Un po' di movimento, se si ha pazienza, si può trovare nella vita vegetale. Gli animali corrono se è necessario per la sopravvivenza della loro specie, anche se ce ne sono alcuni, come le lontre, che passano metà della loro giornata a rincorrersi senza motivo apparente ma divertendosi un sacco. Ma è solo nell'uomo che troviamo la ricerca della velocità fine a se stessa e l'istinto progressista del superamento dei limiti: è nel nostro DNA, e non si possono imporre delle mutazioni genetiche per legge. Vincenzo De Simone |
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La Via Dell'Eccesso Conduce Al Palazzo Della Saggezza.
William Blake