I colpevoli sono sempre i motociclisti

 

Aneddoto vissuto in prima persona un'estate della prima metà degli ani '80.

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In estate il nostro tranquillo paesino decuplica il numero di abitanti "grazie" alle presenze vacanziere e per l'ordine pubblico si ricorre spesso alle "volanti" che provengono da altri centri e che quindi, non sono neanche capaci di distinguere subito tra locali, "brava gente" e turisti attaccabrighe (mica tutti, eh...)


Piazza principale, era lì il punto d'incontro dove si smaltiva a inizio serata il caldo della giornata e si vedeva cosa si diceva in giro e come buttava la serata. I greci arrivati prima di noi su queste coste chiamavano tutto ciò "agorazèin".

Solo per puro spirito di corpo e probabilmente neanche tanto coscientemente ci trovammo tutti ad aver parcheggiato la moto a fianco di altre di proprietà di sconosciuti per cui la solita parata, degna dell'Ace Cafè, era ancora più vistosa e consistente.

Mentre eravamo intenti a scambiarci come al solito commenti personalizzati sulla bellezza tutta mediterranea delle giovani sub-vesuviane che colorivano la locale fauna stagionale il mio amico Sparviero notò che un tipo si sedette prima sulla sella, poi sul serbatoio, del suo Morini 125, per far spazio alla sua compagna, che stava cercando di affascinare.

Con molta delicatezza - non si sa mai con chi si ha a che fare - il mio amico si rivolse al tipo dicendogli che se proprio voleva sedersi sulla moto evitasse almeno di sedersi sul serbatoio per non rischiare di ammaccarlo!

La reazione del tipo fu stranissima: si alzò di scatto e corse al bar di fronte imprecando e uscendone dopo pochi secondi con una bottiglia di birra che cercò subito di rompere sbattendola per terra (ma senza riuscirci perché colpiva il suolo tenendo verticale la stessa), tutto ciò continuando a inveire contro di noi.

Qualcuno dei suoi amici corse a tenerlo fermo mentre continuava ad urlare ed agitarsi, al ché la sua ragazza ci consigliò di andarcene perché lui era "pazzo".

Ora: la scena si svolgeva nel nostro paese, noi eravamo giovani e pazzi, figuriamoci se avremmo mai potuto prendere in considerazione un consiglio del genere: risposi io dicendole che se mai era un problema suo.

Il subbuglio creatosi consigliò qualcuno di chiamare, giustamente, la forza pubblica.

Un nostro amico - napoletano - più smaliziato e meno orgoglioso di noi semplici ragazzi di paese, vista la piega degli avvenimenti prese la sua moto ed a motore spento la spinse via nascondendola tra le auto parcheggiate.

Arrivò quasi subito una volante dei CC con tanto di lampeggianti (lo strano tipo se l'erano portato via per tempo i suoi amici), e appena scesi di macchina si rivolsero senza esitare verso di noi chiedendoci bruscamente: -"Di chi sono queste moto?"

Noi, stupiti, esitammo a rispondere ed il carabiniere chiese ancor più specificamente, credendo forse di ostentare conoscenza dell'argomento, cominciando dalla prima della fila:

-"Di chi è questa KTM?"

Non c'era nessuna KTM.

Colse forse la nostra espressione di stupore, guardò meglio la scritta e chiese:

 -"Di chi è questo KT?"

Si trattava di una (Yamaha) XT e non era neanche nostra.

Insomma finì che ci controllarono i documenti annotando i nostri nomi come se fossimo stati noi gli attori del fatto.

Vista la scena, credo che nessuno in quella piazza dubitò un solo momento che il colpevole potesse essere qualcuno al di fuori del "gruppo di motociclisti".

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