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| i miei interessi |
La leggenda del Reparto Veloci
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La leggenda del Reparto Veloci continua. In paese nessuno ne parla più perché non c'è nessun bisogno di parlare di qualcosa di consolidato. Del nucleo originario sono rimasti ancora on the road solo i più pazzi sognatori ma altri si sono aggiunti o, per la verità, ritrovati a farne parte senza accorgersene solo perché in realtà già ne erano (potenziali) componenti elettivi. Una delle principali, strane, caratteristiche del Reparto è che quasi tutti i suoi componenti hanno cominciato ad esprimersi più con le 4 ruote, forse perché comunque presenti e disponibili in tutte le realtà familiari dal boom del '63 in poi. >segue> Ricordo ancora, ad esempio, di quando mi trovai -eravamo nel '70 o giù di lì- fuori dal nostro (joe) bar e notai che un mio amico di 2 anni più grande e mio iniziatore alla passionaccia stava leggendo un mensile che non avevo mai visto e di cui non ne sospettavo neanche l'esistenza: Motociclismo! Fatto imperdonabile quello di ignorare l'esistenza della più antica rivista mensile italiana in assoluto ma questi sono i limiti delle piccole realtà di un paese del sud. Sorpreso del fatto che potesse esistere una pubblicazione che si occupava di una delle passioni più inconfessabili del tempo, >>> chiesi stupito al mio amico: -"Cos'è?" E la sua risposta fu: -" ...è come Quattroruote solo che parla di motociclette" Risposta un po' superficiale visto che la rivista pro-FIAT pubblica solo articoli legati alla produzione, al costume ed alla propaganda del prodotto nazionale (evitando di sottolineare, abilmente, come le migliori auto -almeno quelle più popolari- siano di fabbricazione giapponese) mentre la più storica delle riviste italiane scende, da sempre, a fondo nella passione per le 2 ruote con articoli di sport, viaggi, avventure, accessori, e quant'altro ma il concetto era chiaro, del resto non avevamo, all'epoca, altri punti di riferimento. Non a caso i miei interessi motoristici e pre-motoristici hanno avuto il seguente sviluppo, a partire dall'età di 2anni:
££££££££££ Inutile adesso continuare con altri particolari: sarebbe troppo lungo e noioso per chi legge, anche se un giorno credo che pubblicherò tutte le mie avventure. La cosa che voglio mettere in evidenza adesso è l' osservazione di cui sopra: veniamo quasi tutti dalle 4ruote, probabilmente è proprio per questa scoperta tardiva che la malattia ci ha beccato, senza anticorpi, in maniera cronica. >segue> Io, ad esempio, sono stato protagonista delle più incredibili avventure su 4ruote, i reati che sto' per confessare dovrebbero essere andati in prescrizione già da un pezzo:
Insomma dopo queste e tante altre incredibili avventure non avevo ancora incontrato la mia vera natura: fu solo a 30anni, quando gli altri magari appendevano il casco al chiodo, che m'iscrissi al Campionato Italiano Sport Production con un VFR750F '88 - ma ero ormai scarsamente motivato, ogni cosa andrebbe fatta al momento giusto della vita: feci le 4 selettive ben figurando solo sul velocissimo circuito di Pergusa, feci la mia più bella gara fuori campionato alla inaugurale di Binetto con un 851S3 e interruppi la mia carriera a Rijeka ribaltandomi, con la stessa incolpevole moto, in uscita di curva a 160 all'ora. Dovrebbe essere consolatorio sapere che nella stessa curva e con la stessa dinamica cadde anche Kevin Schwantz? Da allora ho viaggiato tanto in moto, ho continuato a farmi male, sono tornato a correre prima in pista poi in salita, per colpa di qualche pazzo francese a cui è venuto in mente di inventare una delle categorie più pazze e scellerate di moto: la supermotard, (che idea!) ; mi sto avvicinando sempre più al fuoristrada a 2 ruote che non mi aveva mai preso più di tanto... anche perché mi viene difficile mettere i piedi per terra sopratutto con le moto di ultima generazione; insomma una carriera al contrario:
oppure:
oppure:
invece, unico nel panorama mondiale, la mia vena motoristica si è finora così espressa:
è possibile una carriera più scombinata ed inconcludente di questa? Non riesco ad immaginare il mio futuro motoristico: forse la MOTONAUTICA? In definitiva, ne conosco più d'uno, che dopo un breve periodo motociclistico incosciente e selvaggio (vissuto quindi solo superficialmente) è caduto nel baratro della falsa sicurezza offerta dall'auto, destinando poi alla stessa un'incredibile fetta dei propri guadagni e del bilancio familiare tutto per arrivare a possedere un oggetto che, dico pocodicopoco, anche se costa 5 volte la migliore moto in commercio non arriva mai a regalarne le stesse sensazioni. Pensateci. Paso |
R10:
Se siete troppo giovani per conoscere questo modello della Renault andate
a vedere nel numero 1 delle avventure del Joe
Bar Team: è quell'auto gialla che usano gli amici di Ed
"il polso", per andare alla festa sotto l'acquazzone.
Non voglio neanche prendere in considerazione che possiate non avere o non conoscere il fumetto citato. La 230S era una Mercedes di quella splendida serie con le "pinne" posteriori ed il tachimetro verticale; sciccosissima: non era roba per me. Passione inconfessabile: All'epoca essere un motociclista significava anche far parte di una categoria guardata con sospetto ed accettarne comunque le conseguenze. Come in tutte le realtà tribali si teme sempre l'invasore che arriva da lontano, a cavallo, i buoni vanno da sempre a piedi o su 4 ruote. Il ruolo assegnatoci dai benpensanti era quello del teppistello di periferia; tutti i pessimi film d'azione del tempo, infatti, prevedevano sempre la figura del cattivo, o dei cattivi, immancabilmente a cavallo di una moto e preferibilmente con l'insieme delle caratteristiche di drogato, violento e violentatore, sporco brutto e cattivo, ignorante, capellone+occhiali scuri, rockettaro e vagabondo. Bé, almeno finchè rimanevamo in paese il peggio che potesse capitarci era una tirata di orecchie da parte del bonario maresciallo locale dei CC per disturbo della quiete e guida pericolosa ma quando uscivamo sapevamo bene di poter essere certi che ogni pattuglia incontrata ci avrebbe fermato per controlli riuscendo sempre a multarci per qualcosa, e dovunque arrivassimo con le nostre rumorose cavalcature saremmo stati guardati con sospetto e paura; guai poi a trovarsi, seppur incolpevoli, in mezzo a qualche fatto degno di intervento della forza pubblica: i colpevoli, per principio, sono sempre i motociclisti.
1989: pregriglia a Binetto (BA). Sono quello con gli occhiali.
2000: supermotard autocostruita su base XR600, Battipaglia (SA)
2001: supermotard vera, in gara a Montieri (GR). |
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Considerazione conclusiva Il Reparto, in fondo, non vuole essere nulla più di quello che è: un insieme occasionale di appassionati di motorismo che si esprimono con maggior naturalezza con le moto perché le moto non hanno eguali, tra i mezzi motorizzati, nel trasmettere sensazioni così totali: con nessun altro mezzo infatti si "sente" altrettanto il percorso, tanto che il paragone risulterebbe vincente perfino contro i Jet-Sky e contro gli aerei ultraleggeri, abbiamo comunque a che fare con macchine che scivolano in un fluido, niente a che vedere con gli attriti volventi e radenti finemente percepibili solo guidando una moto! Per non parlare del lavoro del telaio e delle variazioni di assetto, qualcosa che si avvicina alla moto in questo può essere il kart, ciò spiega, in parte, come mai sia così formativo. E sono anche emozioni a buon mercato, tutto sommato; poi se proprio ci capita di inciampare in qualche altra invenzione diabolica che sappia regalare emozioni in aria, in acqua o anche per terra, ma con più di due ruote..., perché no? |
Paso, non io ma quello vero, sulla sua Harley Davidson 350. |
inizio pagina amarcord i miei interessi passione inconfessabile le mie avventure i colpevoli sono i motociclisti la carriera di un pilota