|
PROMOTORI FINANZIARI: UNA TRISTE VERITA'
Sono ormai da svariati anni che mi batto per portare a conoscenza dei
risparmiatori la triste verità sul settore bancario e sulle reti di
promozione finanziaria.
I recenti crack finanziari, con i relativi processi tuttora pendenti, non
fanno altro che confermare, ancora una volta, quanto questi soggetti portino
i loro clienti a compiere operazioni in pieno conflitto di interessi e a
sottoscrivere prodotti troppo onerosi e sottoperformanti.
Questa figura professionale nasce circa quindici anni fa, con la legge 191
che istituiva le SIM (società d'intermediazione finanziaria) e, di fatto,
non faceva altro che rendere il mercato della gestione del risparmio un
autentico monopolio per i gruppi bancari.
Da questa riforma nasce il promotore finanziario: una figura il cui compito
solleva non poche perplessità sui meccanismi d'efficienza e trasparenza con
cui dovrebbero essere gestiti i risparmi e gli investimenti delle persone
che si appoggiano al suo operato.
Tanto per iniziare, dovete sapere che il promotore finanziario è legato,
attraverso un monomandato di rappresentanza, alla sua banca o sim, con la
quale s'impegna a non promuovere o distribuire i prodotti di altri
concorrenti. Il promotore percepisce la sua remunerazione sul volume dei
prodotti che riesce a collocare tra il pubblico risparmiatore e viene pagato
dalla stessa banca.
Già qui, possiamo fare una prima osservazione per comprendere la loro
remunerazione: i prodotti che promuovono non hanno lo stesso tasso di
provvigione, di solito, i più rischiosi per voi sono i più remunerativi per
loro ( per esempio, i fondi azionari high tech).
Il conflitto d'interessi è sin troppo evidente: chi vi assicura che
il vostro promotore non vi faccia sottoscrivere quel tipo di prodotto che
magari a lui genera il massimo di retrocessione provvigionale? Nel dubbio,
meglio starne fuori.
Come se questo non bastasse, immaginate che il vostro promotore sia un
soggetto dinamico, preparato (ne ho conosciuti solo due sino ad ora) e
sapiente conoscitore dell'andamento dei mercati, pur tuttavia, se fosse a
conoscenza di un prodotto o forma di investimento particolarmente
interessante, offerto magari da un concorrente, non potrebbe proporvelo.
Eventualmente, se la sua etica professionale fosse significativamente
ineccepibile, vi potrebbe indirizzare da un promotore a lui concorrente (in
quanto appartenente ad un'altra rete di promozione e/o banca), ma con il
rischio di perdervi definitivamente come cliente investitore, nel qual caso
voi decideste di migrare tutte le vostre disponibilità su quella stessa
banca. Farebbe bella figura, ma perderebbe un cliente.
Non dimenticate, a questo punto, le spiegazioni che devono dare gli stessi
promotori alle direzioni d'area, quando perdono un cliente per interruzione
del rapporto e/o migrazione verso un concorrente.
Nella maggior parte dei casi, invece, ho visto tutto il possibile per
screditare l'avversario o il concorrente, arrivando a dire che di quella
banca non c'è da fidarsi, che in passato i rendimenti erano stati mediocri,
che il suo personale è incompetente e così via.
Recentemente ho potuto constatare di persona tutto questo proprio dal
personale di sportello di alcune banche del mio territorio, le quali, in
seguito alle mie recenti conferenze, in cui rappresentavo la convenienza di
Conto Arancio del gruppo ING, queste stesse, vedendo come molti loro
correntisti volevano aderirvi, iniziarono a denigrarlo, affermando che non
bisogna fidarsi, che la banca ING (quarto gruppo bancario in Europa) poteva
fallire, che il tasso di rendimento non era poi così elevato e che loro
avevano un prodotto migliore, meno rischioso e così via.
Tutto questo perché subirono un forte drenaggio di liquidità a scapito dei
loro prodotti: mi piacerebbe farvi i nomi e cognomi di queste persone, ma,
come al solito, rischierei una querela ed un mega-risarcimento di danni. Che
ci volete fare: siamo in Italia.
Come se non bastasse, il promotore risulta essere anche un professionista la
cui opera di consulenza non è indipendente, in quanto anche qui, come per il
settore bancario, se la direzione di area della sua rete di promozione ha
deciso che per il prossimo trimestre si deve raggiungere un determinato
budget di raccolta su un nuovo prodotto da poco emesso, state certi che il
vostro promotore vi telefonerà, dicendovi che dovete switchare dal vecchio
prodotto, che vi aveva fatto sottoscrivere alcuni mesi fa, per entrare in
quello nuovo fresco fresco che sta per uscire. Alla faccia dell'indipendenza
e della trasparenza. Con molta probabilità, sarà un prodotto che contempla
una commissione d'ingresso per la sua sottoscrizione.
Vi siete mai fermati a pensare a cosa servono le commissioni d'ingresso?
Ve lo dico io: a pagare il vostro promotore. Eh sì, perché, quando investite
100.000 euro su un fondo azionario e vi dicono che per entrare su questo
fondo dovete pagare una commissione pari al 2-4-5%, quel denaro serve per
pagare anche lo stesso promotore !
Accidenti che servizio brillante, pagate per non avere nulla in cambio,
anzi, per la verità, pagate per avere una persona che, con il vostro denaro,
farà il possibile per massimizzare il proprio tornaconto (raramente coincide
anche con il vostro, per non dire quasi mai).
Perciò, come dico sempre durante i miei show finanziari, chi è desideroso di
continuare a sodomizzarsi con questo sistema, ne ha piene facoltà.
Quanto sopra potrebbe essere esteso anche al sistema bancario italiano: il
vero cancro terminale del nostro paese. Tuttavia prima di procedere alla
rappresentazione dello stato del mercato bancario italiano, di fatto
monopolizzato da quattro grandi gruppi, nati si e no da qualche anno in
seguito a forzati meccanismi di accorpamento e concentrazione, ritengo
opportuno schematizzare la situazione sul mercato statunitense, forse il più
brillante al mondo da questo punto di vista.
Dopo il crack del 29, che portò al fallimento centinaia di banche private ed
al collasso del sistema creditizio, il legislatore americano, sotto le vesti
di Franklin Delano Roosvelt, all'interno del piano per rilanciare gli
investimenti industriali e non, il famoso New Deal, fece varare il “Glass
Steagle Act”, dal nome dei deputati che al Congresso proposero la legge.
Questa disposizione legislativa, concepita più di 75 anni fa, rappresenta,
senza alcun dubbio, il più efficiente sistema per salvaguardare il denaro in
tutte le sue forme ed usi, tutelando i suoi aventi diritto, sia essi
risparmiatori che investitori.
Il Glass Staegle Act impone una netta ed inviolabile separazione tra due
tipologie di banche: quelle di prestito e quelle d'investimento.
Ciò significa che la banca, una volta deciso di strutturare, distribuire e
promuovere prodotti e formule per investire i risparmi, può fare solo ed
esclusivamente quello. Lo stesso accade per la banca di credito commerciale,
la quale può generare la sua redditività solo attraverso la remunerazione
sul prestito del denaro.
Non entro nei meriti tecnici o giuridici della legge, immaginate che vi
abbia sintetizzato al massimo la ratio che sta dietro a questa legge:
innanzitutto creare soggetti fortemente specializzati, quasi di nicchia, con
competenze molto dedicate.
In Italia invece che cosa avviene: abbiamo banche che vi possono vendere,
come se fossero un grande discount ricco di merce di seconda qualità,
polizze vita, assicurazioni auto, conti correnti, prestiti per cassa, piani
di accumulo, telefoni cellulari in promozione e a rate, certificati di
deposito, quote di fondi da loro stesse creati e altre forme succedanee di
investimento generico o in qualche modo personalizzato.
Così facendo, abbiamo un soggetto autorizzato a vendere quasi tutto, con il
solo scopo di generare una proliferazione di commissioni ad ogni richiesta
di servizio dell'investitore.
Qui sta il problema principale del sistema bancario italiano, ovvero che
ogni banca, presa nella sua genericità, per creare la propria redditività,
punta sulle cosiddette aree di ricavo per prestazione di servizio: questo
significa che il suo scopo è quello di chiedervi il massimo, per darvi un
servizio che negli altri paesi europei e statunitensi si considera scontato
all'interno del rapporto di conto corrente.
Quindi un bonifico vi può costare anche 5 euro, un invio di estratto conto 3
euro, una richiesta di elenco movimenti altri 3 euro, una telefonata che vi
fanno per avvisarvi su una nuova emissione 2 euro e così via. Tutto questo
crea a loro una redditività certa impressionante, priva tuttavia di rischio
bancario, non male quindi come rapporto rischio/beneficio.
Mentre quando andate a chiedere un prestito o rinegoziate un vecchio fido,
passano voi, vostra moglie e i vostri genitori ai raggi x, oppure vi
chiedono in garanzia 100 per prestarvi 50: negli USA, invece, le banche
finanziano sulla base di ipotesi di redditività e business plans, piuttosto
che di sole garanzie.
Non mi esprimo sul personale che lavora in banca (anche se qualcuno fa
eccezione) il cui grado di competenza e di efficienza è diretta conseguenza
di quanto rappresentato sopra, in quanto, se nascono e si evolvono banche
prive di una propria specializzazione, capite serenamente che il personale
che vi lavora non deve avere chissà quali competenze e/o capacità per
lavorarvi.
Anzi, nella maggior parte dei casi, trovate innanzi agli sportelli persone
frustrate, impantanate in un lavoro che non ha futuro, destinate per anni a
contare il denaro e gli assegni, oppure a passare carte su carte tra lo
sportello e la direzione amministrativa.
Come se non bastasse, questo li demotiva ancora di più: pertanto scordatevi
di trovare quello che conosce la vera evoluzione e l'andamento dei mercati
azionari e ve li sa commentare, anche perché, se lo sapesse fare e vorrebbe
consigliare come posizionarvi sul mercato in maniera efficiente, non lo
potrebbe fare. Già, non lo potrebbe fare, in quanto, dall'alto, gli vengono
imposti dei budget commerciali circa la vendita di questo o quel prodotto,
da poco ideato dalla stessa banca per la quale lavora.
Ecco perché non vi dovete fidare di quello che vi propongono: primo, perché
innanzi a voi ci sta una persona che del mercato e delle sue opportunità non
sa quasi nulla; secondo, perché quello che vi presenta, o vi spinge ad
acquistare, deve prima portare ricchezza alla stessa banca. Riprova di
questo sono stati i disastrosi collocamenti delle obbligazioni Cirio e
Parmalat, assieme a tanti altri prodotti porcheria, grazie a cui le banche
hanno trasformato il credito, che vantavano nei confronti di questi due
gruppi industriali, in prestiti obbligazionari da piazzare come super
opportunità da non farsi sfuggire al pensionato mammalucco di turno. Chi
pensa di recuperare qualcosa da questi collocamenti rimarrà ulteriormente
deluso.
di Eugenio Benetazzo del Canna-Power Team, operatore di borsa indipendente
www.eugeniobenetazzo.com/tour.html
http://www.fottilitalia.com/
il sito anti-italiano per eccellenza
PODCAST:
http://www.fottilitalia.com/ABpodcasting.rss
|
|