15 aprile 2010

 

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Sulla pericolosità delle microvetture

Tra le infinite ipocrisie e mancanze di competenze specifiche che dimostrano come sempre avere i nostri legislatori, ci sono quelle manifestate tentando di disciplinare la circolazione delle cosiddette microvetture definite però "quadricicli leggeri" dal Codice della Strada, perennemente in ritardo sull'evoluzione tecnologica e sociale.

Prima di tutto non si capisce perché delle vere e proprie automobili, per quanto piccole, debbano essere accomunate non solo nel nome ma anche nei diritti e doveri stradali, ai veicoli a due ruote pur non condividendone affatto la dinamica e le esigenze di circolazione.

Secondariamente, non si comprende il motivo per il quale delle vetture (o qualsiasi altro veicolo in genere, ciclomotori compresi) abilitate alla circolazione fin sulle strade statali sulle quali vige il limite di 110Km/h, debbano essere limitate a 45Km/h solo per CREARE una potenziale pericolosità dovuta alla differenza di velocità con gli altri veicoli: è cosa nota infatti come la differenza di velocità tra veicoli in un flusso di traffico costituisca di per sé un fattore di rischio. Negli Stati Uniti ad esempio, sia allo scopo di omogeneizzare il flusso del traffico sia per ridurre gli incidenti, vengono multati gli utenti delle strade anche quando procedono a velocità giudicata "troppo" limitata costituendo di fatto un intralcio al traffico. E' noto, sulle nostre autostrade e non solo, quale effetto può causare il solo rallentamento di una fila di veicoli per curiosare sull'altra corsia in prossimità di un incidente o semplicemente per meglio apprezzare... le gambe di una bella signorina che insiste a bordo strada: dal rallentamento di un flusso omogeneo di veicoli, parte una sorta di onda orientata in direzione contraria al flusso che comporta la progressiva riduzione dello spazio tra un veicolo e l'altro (causato dal ritardo di rallentamento rispetto al veicolo precedente) quando questo spazio si avvia a diventare nullo la colonna comincia a rallentare fino, a distanza a volte di chilometri, a fermarsi del tutto.

Inoltre, si fa finta di non sapere che almeno la metà degli utenti delle microvetture sono adulti che non hanno mai superato l'esame della patente oppure che ricorrono a questa relativamente costosissima ma obbligata alternativa all'auto (e alla moto) nel momento in cui si ritrovano senza patente a seguito del suo ritiro. Solo una minoranza, per quanto consistente, è costituita da minorenni ai quali queste miniauto sarebbero in teoria dedicate. Tra questi, una bella quota è stata costretta dai genitori (sufficientemente danarosi) ad accettare le 4 ruote al posto delle agognate 2 ritenute a torto ed a ragione troppo pericolose per la loro scarsa esperienza circolatoria. Su questo ultimo aspetto, sulla scorta di due incidenti mortali avvenuti mi pare lo stesso giorno a danno di utenti (minorenni?) di microvetture, è appena partita una delle solite campagne mediaterroristiche che pongono l'accento sulla pericolosità delle microvetture stesse.

Come per gl'incidenti aerei, quelli degli ascensori, i terremoti e le epidemie, pare che adesso non passi giorno che non accada qualche incidente in cui sono coinvolte microvetture. La realtà è che incidenti del genere (compresi quelli aerei, ascens...onali, sismici ed epidemici) accadono nel mondo ogni giorno: dipende solo dal grado di attenzione dei media se essi sembrano costituire un'emergenza oppure no.

Le microvetture, esattamente come TUTTI gli altri veicoli impegnati nella circolazione stradale, erano, sono e rimarranno pericolose per sempre in quanto, a prescindere dal veicolo utilizzato, è la stessa circolazione stradale a costituire la prima causa di rischio così come la vita stessa è la prima causa di morte. Quello che si può fare seriamente per migliorare la sicurezza attiva e passiva delle microvetture è esattamente quello che si può fare per la sicurezza di tutti gli altri veicoli:

- per quanto riguarda la sicurezza attiva, preoccuparsi di verificare, in sede di omologazione, delle capacità dinamiche del veicolo ELIMINANDO innanzitutto i limiti di velocità per categoria e poi verificando che ogni veicolo sia in grado di amministrare senza problemi le prestazioni MINIME AMMISSIBILI per la circolazione stradale: in questo contesto, una volta eliminato il demenziale quanto disatteso dalla maggioranza degli utenti limite di 45Km/h, molti scooter e residui ciclomotori a pedali dotati di freni a tamburo e sospensioni-giocattolo sarebbero eliminati dalla circolazione per la loro pericolosità; stessa sorte toccherebbe a molte moto del genere "custom" e probabilmente anche a qualche "naked" incapaci di offrire sicurezza e gestibilità alle velocità di cui sono capaci. C'è anche da spezzare una lancia in favore del tuning, inviso ai nostri legiferatori alla stregua di un crimine o di un male sociale, mentre in Paesi indubbiamente più evoluti del nostro come la Germania, la Svizzera e gli stessi Stati Uniti è ammesso ed accettato a tutela della libertà di scelta di ogni individuo, una volta che gli stessi Paesi si sono resi conto che i veicoli sottoposti a tale pratica conservano la stessa incidentalità statistica di quelli lasciati come originali. Ma in Italia le evidenze non bastano a giustificare i necessari provvedimenti; se così non fosse, si sarebbe già cominciato da tempo ad indagare sugli omicidi massonici e sulle scie chimiche, e non solo.

- sul fronte della sicurezza passiva, il lavoro da svolgere sui veicoli ad assetto variabile (2 ruote) e costante (da 3 ruote in su) provvisti di carrozzeria protettiva è ovviamente di diversa natura: per i primi, trovandosi l'utente esposto direttamente alle insidie della strada, non c'è che da preoccuparsi della pericolosità della strada stessa e delle sue strutture ELIMINANDO COME PRIMO PROVVEDIMENTO I GUARD-RAIL A GHIGLIOTTINA DA TUTTO IL TERRITORIO NAZIONALE e processando per strage coloro che li hanno voluti; ogni giorno infatti, anche quando i media NON ne parlano (e non ne parlano MAI), tali dispositivi di morte e mutilazione continuano a mietere vittime tra i motociclisti.

 Attualmente si è preso in considerazione con un Disegno di Legge di rendere obbligatorio l'uso di abbigliamento protettivo per i motociclisti, stranamente in funzione della potenza del veicolo (non se ne comprende il motivo, visto che anche una bici può viaggiare facilmente a 50Km/h) ed omettendo di considerare i due capi più importanti per un motociclista che sono le calzature e gli occhiali protettivi qualora si viaggi con la visiera del casco alzata; non a caso in alcuni Paesi degli Stati Uniti sono obbligatori gli occhiali e non il casco, e questo a tutela anche degli altri utenti della strada: a me non frega niente che un idiota che m'investe per aver ricevuto un moscone in un occhio salvi la sua testa col casco integrale, anzi è bene che la testa se la rompa. Per quanto mi riguarda, le visiere dei caschi dovrebbero essere fisse (e con la migliore ventilazione possibile) almeno durante la circolazione, oppure apribili solo a patto d'indossare degli occhiali protettivi. Ma in questo caso il legislatore dovrebbe evitare di decidere per conto dell'utente; una volta che si è preservata la vita degli altri obbligandolo a non guidare con gli occhi esposti al vento, ogni altra scelta riguardo l'abbigliamento andrebbe lasciata all'utente: se il legislatore volesse tutelare realmente la sicurezza dei motociclisti, PER PRIMA COSA metterebbe fuori legge i guard-rail assassini. Senza un provvedimento del genere, nessuna ostentata preoccupazione per la nostra integrità fisica può essere credibile.

I secondi, che prevedono una struttura protettiva per gli occupanti, dovrebbero trasformarsi tutti in piccole celle di sicurezza dotate dei presidi e di presupposti validi per proteggere alla meglio da qualsiasi tipo d'impatto e dal fuoco. Con l'avvento degli impianti d'iniezione al posto dei carburatori infatti, i casi di incendio sviluppatisi a seguito d'incidenti occorsi a veicoli dotati di motori alimentati a benzina sono aumentati esponenzialmente, trovandosi tali impianti di alimentazione naturalmente in pressione una volta che il quadro è acceso. La maggioranza di essi tuttavia è dotato di un dispositivo a "tilt" che stacca l'alimentazione in caso di un urto ritenuto sufficientemente indicativo subìto dal veicolo. Ma ciò non basta perché se si ha a che fare con un liquido infiammabile come la benzina, andrebbero previsti anche impianti di spegnimento.

Per quanto riguarda la sicurezza all'impatto, è oggettivamente difficile che si riesca a fare qualcosa di valido su veicoli come le microvetture che per definizione non devono oltrepassare i 350kg di massa: meglio sarebbe eliminare del tutto qualsiasi distinzione di legge con le autovetture e disciplinarle tutte allo stesso modo, compresi i requisiti necessari per la loro conduzione. A questo proposito un mio suggerimento futurista sarebbe quello di rendere materia di studio obbligatoria la circolazione stradale evitando di demandare il suo apprendimento solo in occasione della richiesta della patente e rilasciare le varie patenti solo in funzione di una prova pratica di conduzione che ad ogni modo potrebbe essere eseguita nell'ambito degli studi stessi, eliminando del tutto Scuole Guida, Motorizzazione, annessi&connessi... .

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