31 08 2005

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A proposito di vittorie

Nel mio piccolo, ricordo di non aver gustato immediatamente la mia prima vittoria in una gara motociclistica, ottenuta del resto alla veneranda età di 43anni, solo perché l'unico pilota che poteva battermi quel giorno aveva fallito il risultato a seguito di un errore commesso nella prima manche.

In seguito, pensai a tutte le volte che io, potenzialmente vincente o comunque onestamente meritevole di risultati ben superiori a quelli poi conseguiti, non avevo ottenuto un buon risultato solo per sfortuna; poi pensai anche che un pilota non debba essere solo veloce ma anche infallibile: forse in quella occasione sarei potuto andare ancora un po' più forte, ma di certo rimediai un 1° ed un 2° tempo mentre il mio velocissimo avversario solo un 1° ed un 10°, se pur con la soddisfazione virtuale del miglior tempo di categoria.

Chi è stato il grande, quel giorno? In quella gara, agli occhi del pubblico, probabilmente lui ma quando i ricordi di quella giornata si saranno persi, come diceva il grande Gilles Villeneuve, rimarranno solo i nomi iscritti negli annali a stabilire chi è stato il più grande. Questo è il motorismo, non chiamatelo sport.

BRNO, Repubblica Ceca

Che Valentino Rossi sia un grande è indiscutibile ma che nessun grande abbia mai avuto modo di dimostrare la sua grandezza senza l'aiuto del fato è altrettanto vero, basta analizzare la carriera del più blasonato motociclista di tutti i tempi (a tutt'oggi è ancora Giacomo Agostini).

Il Giacomino nazionale, al di fuori delle sue indiscutibili capacità, è un uomo che ha visto la sua carriera notevolmente spianata dalla sfortuna altrui: un esempio per tutti è rappresentato dalle vicende occorse al suo più grande avversario (il più grande di tutti), l'immenso Mike Hailwood che all'apice della sua imbattibilità si ritrovò appiedato dal ritiro ufficiale della Honda che per contratto gli impedì perfino di utilizzare le sue moto da privato. Non parliamo poi delle morti premature di alcuni tra i suoi avversari più "pericolosi" tra cui svettavano due fuoriclasse del calibro di Renzo Pasolini e Jarno Saarinen, scomparsi entrambi praticamente nello stesso incidente. Due potenziali ancora inespressi capaci di dargli filo da torcere anche con moto private.

Il grande Mino, però, (sempre lui) vinse gran parte delle sue gare e dei suoi titoli a cavallo di moto ufficiali quasi imbattibili e magari seguito in classifica da piloti privati; Mike-the-Bike ottenne tante delle sue vittorie anche a cavallo di catorci che solo lui era capace di portare alla vittoria.

In tempi più recenti Michael Doohan vincerà cinque titoli mondiali della 500 amministrando in maniera ineccepibile la... schiacciante superiorità della sua Honda!

Massimiliano Biaggi vincerà con grande manico e professionalità 4 titoli della 250 facilitato anche dal fatto che qualche volta mentre Harada conduceva in testa una gara gli si spegneva l'Aprilia.

Nella Formula1 automobilistica ricordo evenienze simili occorse ad uno dei nostri più grandi e sfortunati piloti: Andrea De Cesaris.

Per contro, chi oserebbe mai mettere in dubbio, ad esempio, la maestria inimitabile del grande Gilles Villeneuve nonostante non abbia vinto neanche un titolo?

Il motorismo è uno sport impuro, è fatto di uomo e di macchina e dietro alla macchina ci sono altri uomini e deve funzionare proprio tutto al meglio perché il grande campione possa manifestarsi. A volte funziona tutto bene per anni e la "mentalità vincente" del campione in auge consolida i risultati.

A Brno, Valentino è stato grande - come sempre - ma se Capirossi è giunto a 1"8 nonostante una brutta partenza che lo ha visto "tappato" per diversi giri, Gibernau era lì e gli si è spenta la moto, Melandri non avesse avuto i suoi problemi e Checa non avesse sbagliato gomma... permettete che avrebbe dovuto sudarsela un po' di più? Ma se la Dea della Fortuna è bendata ricordiamoci sempre che la Sfiga ci vede benissimo, ed  è proprio quest'ultima che spesso spiana la strada ai "più grandi campioni di tutti i tempi".

Le sfortune della Honda

Riguardo ai problemi tecnici che hanno tagliato fuori Melandri e Gibernau e fermo restando il grande rispetto e l'apprezzamento che nutro per loro e per tutto il Team Gresini a cominciare dal suo patron, permettetemi di gioire della sfortuna accanitasi una volta tanto contro la Honda che certo non è mai stata la marca più "pulita" e bisognosa di aiuti dal fato, per non dire di peggio.

Chissà come mai ogni volta che cambiano regolamento quest'ultima è sempre la prima ad interpretarlo al meglio?

Se hanno da poco annunciato la riduzione a 800cc per la motoGP a partire dal 2007, potete scommetterci che il motore vincente per quell'anno è già da un po' che gira al banco. La fortuna è l'ultima cosa che serve, alla Honda.